I know what you did last summer

Facciamo che saltiamo la parte in cui vi dico che non starò qui a giustificarmi del perché e del per come non ho scritto sul blog da chi lo sa quanto tempo.

Io mi voglio giustificare. D’altronde se leggete il mio blog è anche perché volete sapere un pò chi sono e che faccio e mi sembra strano riprendere a scrivere (anche se non faccio promesse sulla costanza e continuità di questa ripresa) come se niente fosse. Come se frequenti un tipo più o meno regolarmente, poi all’improvviso lui smette di chiamarti e riprende con nonchalance dopo svariati mesi come se vi foste sentiti il giorno prima. Non sta bene.

In realtà non mi voglio giustificare. Come il tipo che non vi chiama, tento la carta dello splendido, pretendo di non avere bisogno di giustificazioni vere e proprie (d’altronde il blog è mio e me lo gestisco io), ma vi accontento e tento di rabbonirvi aggiornandovi un pò su cosa è successo nel frattempo qui sul pianeta sonoinritardo. (Come il tipo che non vi chiama, penso di essere talmente importante che il mio ego è paragonabile ad un pianeta).

    • Sono stata all’opera. Per la prima volta nella mia vita mi sono fatta convincere ad andare a vedere la Tosca alle terme di Caracalla. E’ stato bello, non mi sono quasi mai annoiata durante le due ore (e più) dello spettacolo, non mi sono mai addormentata, ma in compenso l’umidità dell’agosto romano ha messo a dura prova la mia cervicale. Sul finale mi sono anche quasi emozionata.
    • Ho recuperato il freddissimo e piovosissimo day-after il mio matrimonio ritornando a settembre sul luogo del misfatto per godermi una spiaggia deserta, acqua cristallina e sole fantastico (più qualche cocktail gratis) prima di ritornare in Inghilterra.
    • Di fronte all’annoso problema del perché mai mi ritrovo sempre vestita come una taglialegna lesbica, dopo attenta autoanalisi (mia e del mio guardaroba), ho preso una decisione perentoria e con la spietatezza e la meticolosità di un generale della Wermacht ho iniziato a decimare il mio armadio. Ho dato via senza battere ciglio qualunque cosa non avessi indossato negli ultimi due anni (più gli indumenti mangiati dalle tarme, incluso il vestito in lana grezza da carmelitana scalza che ho comprato da Uniqlo in Giappone, prova che le tarme me le manda Karl Lagerfeld che non ne può più dei miei crimini contro la moda). In ogni caso – per quanto possa sembrare una dichiarazione esagerata – vi assicuro che un repulisti in chiave minimalista dell’armadio è un’esperienza catartica: vi sentirete più liberi, la mente più chiara e la smetterete finalmente di rimandare quel top “a un’occasione particolare” che tanto poi lo sappiamo che non arriva mai, e inizierete a metterlo anche per andare a fare la spesa alla coop manco foste Victoria Beckham.

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      • Ho iniziato un nuovo lavoro, più un paio di altre cose, tipo scrivere l’introduzione a John Locke (proprio a lui personalmente).
      • Ho letto molto, da Salmon Fishing in the Yemen (non una grande scelta, a posteriori), a libri molto belli, come Jezebel di Irene Némirovsky, la bi-(in attesa della tri-)logia di Thomas Cromwell di Hilary Mantel, Anno Dracula di Kim Newman (fantastico se vi piace il genere fantasy/storico e l’Inghilterra Vittoriana), HHHH di Laurent Binet, e infine un comodo tomo di 600 pagine che ho divorato, essendo interessantissimo e scritto anche incredibilmente bene (per una monografia specialistica): “Mad, Bad and Sad: A History of Women and the Mind Doctors from 1800 to the Present” di Lisa Appignanesi.
      • Ho iniziato a fare cose strane per i più ma non per me, tipo organizzarmi il piano-cibo per tutta la settimana: così mangio sano, equilibrato, non vago come un texano rapito dagli alieni nel supermercato cercando l’ispirazione, né compro cose inutili che poi devo buttare. Per il livello pro: oltre al meal plan, scrivetevi la lista della spesa nell’ ordine di apparizione al supermercato delle cose che vi servono.
      • Sono stata a prendere il té del pomeriggio in un bellissimo ristorante di Londra su Piccadilly, ho messo il vestito della festa ed ovviamente mi sono sbrodolata con la marmellata di fragole (con tanto di fragore di argenteria per accompagnamento), ma chissene, gli scones erano buonissimi e i pasticcini “to die for”. Nessun bigné rattrappito tipo la Luisona di Stefano Benni, ma solo altissima pasticceria. Il cameriere in livrea me li ha descritti uno per uno e io ho preso appunti ed ora mi dilungo in una lista perché le liste mi danno soddisfazione: éclaire con crema al caffé, torta opéra, madeleine al pistacchio, Battemberg cake, pannacotta alla vaniglia e una mini pie meringata al passion fruit.

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      • Per la prima volta nella mia vita la mia ansia/preoccupazione/cautela ha pagato e fiutando la brutta aria prima di chiunque altro, ho cancellato per tempo la mia vacanza in Kenya. Sono stata invece alle Mauritius (che poi è una sola isola, non so perché usiamo il plurale), per la prima volta nell’Oceano Indiano, non ho fatto nulla se non guardare il cielo e il mare, mangiare, bere, ed essere servita e riverita per 7 giorni. Di fronte a tutto ciò la mia preoccupazione per “fare qualcosa di produttivo” e vedere più posti possibili con tabelle di marcia naziste è semplicemente scomparsa, con la stessa leggerezza e noncuranza con cui scendevano giù i mojitos del bar sulla spiaggia.
      • Da qualche mese mi ritrovo sportivahahahahahaha. No, vabbé, si scherza, però non ho capito se perché mi serviva una scusa per comprare delle nuove scarpe da corsa o se l’acquisto delle scarpe da corsa abbia involontariamente scatenato un desiderio di sportività, fatto sta che mi ritrovo attiva. Niente più dormite da 12 ore, niente procrastinazione né pessimismo e depressione. Sento una crisi di identità in corso. Non voglio dire troppo al riguardo perché non so quanto durerà, temo sempre che la mia modalità di default (= sbattimento perenne)  prenda il sopravvento e che questo mio slancio vitale sia solo temporaneo. Fatto che mi sento bene e riesco a fare delle cose inaudite, tipo le flessioni, senza rompermi o slogarmi niente (ma non abbastanza da non aver bisogno di visite bimestrali dal fisioterapista figo dal nome canino).

Ora scusate ma vado in vacanza.

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